Comune di Filattiera

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La Storia

il Nome

Verso l’anno 540, Belisario, generale dell’imperatore d’Oriente Giustiniano, decise di creare sul confine settentrionale di Luni uno sbarramento fortificato della valle, che impedisse ai Goti di scendere verso Roma, dando così probabilmente origine al primo nucleo abitato da cui è nata Filattiera.
Il nome di Filattiera potrebbe infatti derivare dal termine “Filacterion” o “Fulacterion”, con il quale i bizantini indicavano le fortificazioni poste a sbarramento dei punti strategici di grande importanza, indicandone così l’origine nel tempo e i caratteri strutturali. A tale proposito si evidenzia come la denominazione di altre località e comuni italiani quali Filettino e Filetto abbia probabilmente la stessa origine Bizantina. Nel 1077, con un privilegio dell’imperatore Arrigo IV, Filattiera, insieme ad altre terre, fu concessa a Ugo e a Folco d’Este. Gli Estensi a loro volta la cedettero qualche anno dopo ai Malaspina e, nel 1221, essa divenne il centro principale dei domini del ramo dello Spino Fiorito. Ma, con il succedersi delle generazioni e delle divisioni ereditarie, il territorio andò frammentandosi eccessivamente fino a divenire politicamente debole e privo di solide basi economiche. Finalmente, nel 1549, il marchese Bernabò Malaspina lo vendette al granduca Cosimo I; da allora Filattiera entrò a far parte dei possedimenti fiorentini del capitanato di Fivizzano, seguendone le sorti.

Cenni storici

Filattiera capoluogo è il risultato di molti interventi praticati nel tempo da differenti forze che si sono di volta in volta succedute, attraversando la valle di Magra: dai Liguri, dai Romani, dai Bizantini, dai Longobardi e via dicendo sino ai Malaspina. Il rione principale fu presumibilmente fondato, per la sua posizione d’osservazione e di difesa, dai Romani sulla via di collegamento che da Luni conduceva alla valle Padana. Filattiera si presenta con le eleganti forme dello stile Longobardo della Pieve di Sorano sulla strada statale della Cisa, già strada romana utilizzata dai pellegrini in epoca medioevale. Proprio intorno alla pieve sono stati rinvenuti i resti di un antico villaggio romano a testimonianza dell’insediamento. Nel XII secolo Filattiera e i territori che erano stati concessi alla famiglia Malaspina direttamente dall’imperatore Federico Barbarossa, e dopo la divisione del feudo nel 1221, tra Obizzino e Corrado Malaspina, al marchese Obizzino toccarono le dinastie marchionali della sponda sinistra del Magra, denominata dello “spino fiorito”. Il feudo di Filattiera visse alterne vicende fino al 1549 quando il marchese Manfredi lo vendette a Cosimo I, granduca di Toscana. Al marchese Obizzino erano toccati quelli alla sinistra del fiume Magra (con l’eccezione di Villafranca che restava a Corrado assieme ai territori di destra) sotto il nuovo stemma dello spino fiorito su campo d’oro. Per capitale del nuovo feudo viene scelto Filattiera, importante borgo fortificato di antica fondazione lungo il tracciato della via Francigena.

storia 01Di origine bizantina, il borgo di Filattiera era stato preceduto, nella sua fondazione, dal villaggio sorto nel fondovalle sottostante in epoca imperiale romana, nella zona ove poi era stato fondato – nel VI secolo – l’edificio dell’antichissima pieve di Sorano. Sul colle dove, a partire dal X-XI secolo, si era sviluppato il borgo, all’epoca dei Malaspina, esisteva già una fortificazione, il castello di San Giorgio, eretto in epoca altomedievale, dalle caratteristiche puramente difensive e che non si prestava certo ad essere anche residenza marchionale. Il Malaspina, erede del feudo di Filattiera, pose così mano alla costruzione del nuovo castello, quello che ancora oggi si incontra sul versante nord-occidentale all’ingresso dell’abitato, completamente circondato da mura e trasformato nel tempo sempre più in residenza signorile. Anche il feudo di Filattiera, che raggruppava nei propri territori tutta la Lunigiana orientale, era stato ben presto smembrato tra gli eredi maschi della famiglia Malaspina. Già nel 1275 infatti si formano i feudi di Verrucola e Olivola e, alla metà del XIV secolo, quelli di Treschietto, Castiglione del Terziere, Malgrate e Bagnone. Il dominio malaspiniano su Filattiera termina alla metà del XVI secolo: nel 1549 infatti Manfredi Malaspina, per sottrarsi alla conquista da parte della Spagna, cede il feudo a Firenze con un atto che tuttavia, per l’opposizione imperiale, sarà riconosciuto solo nel 1614 all’epoca di Cosimo II de’ Medici che lascia numerosi privilegi al figlio di Manfredi, Bernabò. La famiglia Malaspina di Filattiera si estingue alla fine del XVIII secolo, quando nel 1784 Giulio Filippo Barbolani di Montauto, VIII Marchese di Montevitozzo, sposò Vittoria Luisa Malaspina figlia unica ed erede di Giovanni Manfredi Marchese di Filattiera, di Torrerossa e del Sacro Romano Impero.

Il castello di Filattiera è la testimonianza indiretta del dominio bizantino in Lunigiana. Purtroppo dell’antico castello non rimangono che poche tracce. L’edificio attuale visibile nella foto in alto è stato ristrutturato nel XV secolo. Oggi il castello, recentemente restaurato, è di proprietà della famiglia di Cesare Buglia. La pieve è millenaria e conserva al suo interno un idolo precristiano. Più in alto nella cappella castrense di San Giorgio, si trova un prezioso documento, la Lapide di Leodegar che narra di un religioso che qui spezzò idoli pagani, fondò chiese e convertì popolazioni. Da visitare anche Caprio e Ponticello con le torri medioevali.

storia 02Il feudo dei Malaspina di Filattiera, si diversifica dagli altri, perché è il risultato di precedenti domini: romano, bizantino, longobardo, che nel tempo si sono succeduti ed hanno prodotto forme diverse di guerriglia e di difesa che hanno dovuto, per forza maggiore, far cambiare anche le strutture difensive dei vari castelli. Così succede ad un maniero che da epoche remote rimane sempre nello stesso posto: deve obbligatoriamente adeguarsi alle mutate necessità dell’arte bellica, dell’alloggio, delle mode del tempo, dei piaceri dei residenti, ecc.; ogni rinnovazione distrugge la realtà precedente. A Filattiera invece, e specialmente nella valle del Caprio, i siti di difesa sono stati più volte cambiati nell’arco di un millennio, con il risultato che i ruderi sono ancora accessibili e visibili, ed sono ancora quelli delle antiche infrastrutture, tali come sono state concepite all’epoca, senza aver subito trasformazioni. Il grave inconveniente è che gli antichi capisaldi o fortezze nel tempo sono state oggetto di raccolta di materiali impiegati in altre opere, e quello che oggi rimane non sono che ruderi invasi dalla vegetazione, o semplici affossamenti o valloni.
In quel di Filattiera si possono distinguere due tipi di protezioni strategiche: una, quella bassa del borgo principale, sorge su uno sperone preappenninico, in posizione elevata, molto vicina alla pianura, nella quale scorre il fiume Magra; l’altra invece è nella valle stessa del torrente Caprio, affluente del Magra. La prima protezione era a tutela della viabilità che, seguendo il corso del Magra, metteva in comunicazione il piacentino e il parmense col genovese e, infine, Roma: è il tracciato della via Francigena. Di questo gruppo sono tutt’oggi visibili i castelli d’epoche diverse, che si sono succeduti e che si trovano a breve distanza l’uno dall’altro: il Castelvecchio, il Castello di San Giorgio e il Castello del borgo di Filattiera. Nell’alta valle del Caprio, a quota m. 800 s.l.m., a controllo e difesa della strada che portava nel parmense, la via del sale, si incontrano i ruderi di Monte Castello, insediamento del VII secolo.

storia 03Nella parte bassa del piano di Filattiera sono ancora conservate e visibili significative emergenze antiche, in particolari mulini e fattorie Malaspina composte da edifici in pietra con volte generalmente a botte, che datano attorno al XVI e XVII secolo. Vennero realizzati dai Malaspina di Filattiera e oggi portano il nome delle facoltose famiglie locali che successivamente hanno acquistato dette proprietà. Si ricordano ad esempio nel piano di Filattiera il “Mulino Giuliani”, il “Mulino Zampetti”, il “Podere Ferrari” in località Dorbola, etc.

Nella zona pianeggiante di Caprio e di Ponticello sono inoltre visibili diverse case-torri, caratteristiche abitazioni fortificate, tipicamente usate nei siti agricoli di fondovalle e la cui genesi e significato sono ampiamente descritti dallo storico della Lunigiana Pietro Ferrari (generale) in alcune delle sue principali opere.

Evoluzione demografica

evoluzione demografica

(fonte: Wikipedia)